Italy in a day

La diffusione di massa del web e gli svariati e dal potenziale immenso strumenti che esso offre sono stati senza alcun dubbio una svolta epocale per quanto riguarda l’informazione, la condivisione e la comunicazione del nostro tempo.

Grazie ad internet ed alcuni software grazie ad esso implementati possiamo tenerci in contatto costantemente e (quasi) gratuitamente con persone all’altro capo del mondo.

Attraverso i numerosi siti indipendenti è possibile oggi reperire notizie non censurate (almeno non con facilità) riguardo agli argomenti più disparati di nostro interesse.

Grazie alle piattaforme che ospitano contenuti audio e video possiamo vedere, commentare, condividere e soprattutto creare dei nostri contenuti da mostrare al mondo (come questo post).

Tutte queste cose sono fantastiche, davvero.

Ovviamente internet non è affare solo per semplici cittadini ma anche, e sempre di più, è terreno di caccia per le aziende che attraverso la stimolazione alla partecipazione attiva degli utenti cercano di promuovere il loro brand verso target che non raggiungerebbero attraverso i canali comunicativi tradizionali.

Anche questo è bello, per chi ha un’azienda, e anche per noi, che cavolo, ci sono concorsi a cui possiamo partecipare, vincere premi, scorte assortite del nostro prodotto preferito, comparire in un film.

Perché ho detto comparire in un film? Ah si, quasi dimenticavo, il prodotto culturale internettiano di cui vi voglio (s)parlare oggi è il sito Italy in a Day.

“Italy in a day è è il progetto di film coordinato da Gabriele Salvatores (e coprodotto da Rai Cinema) che invita tutti gli italiani a girare il loro “film”, o meglio il loro contributo al film, nella giornata di oggi 26 ottobre. Il film è il seguito di un’altra analoga esperienza, Life in a day, realizzata nel 2010 sotto l’egida di Ridley Scott. E’ un cinema dal basso quello che propone Salvatores, ma è soprattutto la rappresentazione plastica della definitiva decomposizione del pianeta cinema per come si era conosciuto e vissuto per tanti decenni.” FONTE

L’ennesimo esempio di produzione culturale dal basso, di partecipazione dei semplici cittadini, persone normali, a un progetto commerciale di veri professionisti dell’intrattenimento.

Tutto ciò è bellissimo, sia chiaro. Chiunque voglia (nessuno lo obbliga!) creare un proprio contenuto lo può inviare a dei professionisti che poi possono inserirlo in un contenuto che avrà degna distribuzione.

Il fatto è che a me, a volte, questa storia della cultura dal basso mi pare una bella paraculata, lo devo dire.

Eh si, perché con sta scusa che tanto quelli non vedono l’ora e che tanto non gli costa niente, ricordando che nessuno li obbliga, rimane il fatto che poi qualcuno ci fai soldini con questi prodotti dal basso che poi, presto o tardi, in alto ci arrivano.

Prendiamo Italy in a day, ma è solo un esempio. Io credo fermamente nella buona fede di coloro i quali hanno deciso di trasportare quel format in Italia però rimane il fatto che se uno lo guarda da un punto di vista cinico-stronzo-cagacazzi come il mio finisce che pensa che la gente furba, attraverso e grazie al web, ne approfitta per farsi mandare contenuti originali con cui poi ricava un profitto.

Per carità, tutto perfettamebnte legale e lecito. Però lo ripeto, a me pare un po’ una paraculata però.

E quale sarebbe la grande novità poi? Gente normale al cinema? Il neorealismo ha raccontato la vita vera attraverso la finzione, ha fatto recitare attori presi dalla strada. E tutto ciò senza dire cose tipo “Sentite, perché non vi filmate così poi noi facciamo un bel pacchetto, ci mettiamo dei nomi e dei loghi e lo vendiamo a qualcuno? Giuro che poi vi ringrazio!

Io non c’ero quando Pasolini girava Accattone però penso che a Sergio Citti e alle comparse due lire gliel’hanno date, così, di risarcimento, nonostante, visto il film, fosse probabile che gli andasse più che bene mangiare due volte al giorno.

Ecco, invece ora con la scusa di internet finisce che tu fai ma in cambio non puoi chiedere nulla che non sia la soddisfazione di aver partecipato a qualcosa.

Perché poi, racconti l’Italia che non è in un gran periodo, ok. Almeno dicessi che i profenti del film vanno in qualche associazione di violontariato, o in qualche fondo per il lavoro. Oppure dico, ma la sparo grossa eh, dì che offri un contributo economico simbolico a tutti quelli che invieranno il video, una piccola percentuale dei profitti a coloro i quali avranno inviato i contenuti più consoni al coumentario. Giusto per dare un segnale: raccontiamo l’Italia e al contempo la trattiamo con la dignitià che merita.

Insomma, anche così, solo per ridere, ma perché non tornare alla cara e vecchia pratica del Dare/Avere? Non sempre l’importante è partecipare.

Internet è una figata eh, ma non ve ne approfittate!

Lavorareconfermezza

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